inicio mail me! sindicaci;ón

ITALIA - BRASILE, INCROCI PERICOLOSI

In questo inizio di 2009 gli italiani hanno preso delle belle legnate dai brasiliani. Prima il governo Lula ha negato l’estradizione di Cesare Battisti, generando una significativa tensione tra i due Paesi. Poi, a Wembley, la seconda batosta: Brasile-Italia 2-0 sul campo di calcio, con i verdeoro che ridicolizzano i Campioni del Mondo.

A peggiorare la delicata situazione diplomatica ci pensa il mondo della pubblicità, nella fattispecie l’ultima campagna dell’azienda italiana di moda Relish. Negli scatti realizzati dall’agenzia F&P Friends, ambientati in Brasile, alcuni poliziotti locali trattano un paio di ragazze con maniere poco eleganti.

A molti la campagna non è andata giù. Ai brasiliani, che non ci fanno una bella figura. Tanto che il segretario al Turismo di Rio de Janeiro ha richiesto all’ambasciata italiana a Brasilia la rimozione dei cartelloni pubblicitari.
Agli italiani, che in questo periodo di emergenza-stupri non si esaltano di certo se vengono mostrati nelle strade esempi di violenza sulle donne. Il risultato è che i manifesti Relish sono stati fatti togliere dai sindaci di diverse città, tra cui Napoli, Padova, Palermo e Roma.

Alessandro Esposito, amministratore delegato di Relish, ha dichiarato che la campagna è solo una rivisitazione “ironica” del film Thelma e Louise. In un comunicato stampa rilasciato da Relish si legge: “Il nostro tentativo era esattamente quello di sdrammatizzare le situazioni critiche rappresentate nel film e guardarle da un punto di vista ironico. Non c’è alcun desiderio di rappresentare la donna come oggetto né tanto meno di incentivare la violenza contro di lei.” E poi: “Appare abbastanza evidente che le immagini hanno un notevole contenuto di ironia. L’espressione della donna non è allarmata o terrorizzata, anzi è addirittura leggermente beffarda e maliziosa, per cui appare evidente che tutta la situazione è un’iperbole, ben lontana dall’essere vera”.

Il commento è uno solo: mah. Ognuno giudichi se c’è davvero dell’ironia nella situazione rappresentata e della malizia nell’atteggiamento delle modelle. Questo è un giudizio del tutto soggettivo.

Di oggettivo c’è però il Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, praticamente il codice deontologico al quale si dovrebbe attenere tutta la filiera del mondo della pubblicità. Di oggettivo c’è l’articolo 9 di questo codice che recita testualmente: “La pubblicità non deve contenere affermazioni o rappresentazioni di violenza fisica o morale…”.

In virtù di questo codice (accolto come “usi e consuetudini commerciali” da varie Camere di Commercio e pertanto considerato a tutti gli effetti fonte di diritto) la pubblicità in questione è senza dubbio da ritirare, in quanto lo viola apertamente. A stupire è il fatto che siano dovute intervenire le amministrazione comunali, quando c’è un organo preposto a farlo, ovvero il Giurì della pubblicità, organo giudicante dello IAP, Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria.

Certo, la rimozione dei manifesti non sarà un gran danno per Relish, che come spesso accade ha già ottenuto il suo ritorno di immagine più dalle polemiche derivate che dalla campagna stessa. Anche la violenza è virale. Come al solito, tutto calcolato.

Share/Save/Bookmark

No comments yet »

Your comment

You must be logged in to post a comment.