Le agenzie di comunicazione del Belgio sono scese in sciopero. Virtuale.
La loro protesta è indirizzata a tutti coloro che non rispettano l’accordo che prevede gare con non più di tre agenzie.
Questo accordo è stato sempre più disatteso da parte sia dei clienti, sia dalle stesse agenzie, che a volte preferiscono mettersi in selvaggia competizione, con grande spreco di energie e denaro, pur di accaparrarsi una commessa. La situazione è tra l’altro peggiorata dal fatto che di questo accordo non è neppure rispettata la clausola del rimborso spese ai partecipanti (non vincenti) delle gare.
Lo sciopero virtuale si è così concretizzato in un oscuramento dei siti delle maggiori agenzie belghe, tra le quali JWT, Ogilvy, BBDO, Saatchi & Saatchi, McCann, Happiness, Famous, Tagora, Boondoogle, 7beaufort and Kunstmaan.
Il segnale d’allarme era già stato sei anni anche da ADCI - Art Director Club Italia - e AssoComunicazione, che hanno denunciato a modo loro, ovvero con una campagna stampa, l’abuso indiscriminato di queste gare.
Avvicinandoci all’anniversario del 26 dicembre 2005, giorno di quel disastroso tsunami che causò centinaia di migliaia di morti in Thailandia e in altri Paesi sull’Oceano Indiano, proponiamo questo annuncio shock di WWF Brasile.
Il bodycopy recita: “Per la strage dell’11/9 sono morte 2.819 persone. Per lo Tsunami del 2005 280.000. La terra è spaventosamente brutale. Rispettala.”
La pagina pubblicitaria, realizzata da DDB Brasil, è datata 2008 ma è tornata recentemente alla ribalta a causa di un video che ne ripropone il messaggio (sotto).
Il confronto fra stragi non poteva che provocare anche un maremoto di proteste da parte dei cittadini americani, soprattutto dopo che il video è cominciato a diffondersi sul web. A peggiorare le cose, il presidente di DDB Brasil, Sergio Valente, dichiarava di non aver mai approvato la campagna, dando l’idea di un’agenzia in pieno sbando.
Nel pieno delle polemiche, DDB e WWF pubblicavano un comunicato congiunto in cui attribuivano la colpa dell’accaduto “all’inesperienza di alcuni professionisti da entrambi i lati e alla malafede o alla mancanza di rispetto verso la sofferenza americana”.
Dare un giudizio sull’opportunità di pubblicare un annuncio simile è difficile. Noi, solomonicamente, lasciamo la valutazione ai nostri venticinque lettori.
Ancora una pubblicità al limite del politically correct. The Shoreditch Short Film Festival si promuove rappresentando una parodia dei Solitti sospetti in versione mignon. Insomma, piccoli protagonisti per piccoli film.
Decisamente più scioccante è invece la parodia di Rocky, visibile sul sito web della manifestazione, dove il Sylvester protagonista non sembra avere le sembianze di uno Stallone ma quelle di un Pony.
Qualche mese fa avevamo sottoposto in questo blog un esempio di campagna pubblicitaria censurata. Si trattava della comunicazione dell’azienda italiana di moda Relish. Negli scatti realizzati dall’agenzia F&P Friends, ambientati in Brasile, alcuni attori nei panni di poliziotti locali trattavano rudemente un paio di modelle.
I manifesti non erano piaciuti ai sindaci di diverse città italiane ed erano stati rimossi: quelle rappresentazioni poco edificanti di violenza sulle donne non potevano essere accettate.
Ma ora abbiamo scoperto da dove veniva quell’idea. Insomma, non bisognava essere degli Sherlock Holmes della cultura mediatica italiana visto che foto simili, identiche nel concetto, erano apparse nel settembre del 2006 su Vogue Italia. Un bel caso di gemelli separati alla nascita. Il tipo di inquadratura è molto somigliante e la posizione dei corpi di vittime e carnefici è esattamente la stessa. Cambiano solo i colori della fotografia e l’ambientazione (una fredda New York vs una calda Rio de Janeiro).
State Of Emergency si intitolava il servizio fotografico a cura di Steven Meisel. Fu presentato a Milano durante la settimana della moda, in coincidenza con il quinto anniversario dell’11 settembre. Le modelle “maltrattate” in quella circostanza furono Hilary Rhoda e Iselin Steiro.
Certo, alla Relish non ne è andata bene una. Un’idea copiata e per di più bocciata.
Eh sì, a volte ritornano. O forse sarebbe meglio dire: a volte ri-accrocchiano. Ecco a voi la seconda uscita della collana “Come assassinare la (poco) stimata professione del graphic designer in 4 lezioni”, edita da Berlusca-Brambilla (oddio, solo il nome… brrrr!).
Sì ragazzi, l’hanno fatto di nuovo… no, cos’avete capito, qui le feste a Palazzo Grazioli o le innocenti scorribande in Sardegna non c’entrano nulla, cattivacci! Il fatto è che la Rossa meno rossa d’Italia e il premier pelato meno pelato d’Italia sono tornati alla carica con quello che si presenta come un restyling peggiorativo del già osceno logo “Magic Italy”, presentato pressochè in diretta dalla Michela Vittoria nel tinello di casa (cioè al TG4 di Emil Faith), ideato dal Berlusca stesso e da noi commentato poco tempo fa… - il ministro dalla chioma infuocata l’aveva annunciato, anzi… si era trattato in realtà di una vera e propria minaccia: “stiamo lavorando al nuovo logo dell’Italia, non posso dirvi nulla se non i colori: bianco, rosso, verde e nero.”
Ora, sul nero nessun problema, ci può stare con l’immagine coordinata del PDL, mentre sugli altri colori… beh, come detto non ci aspettavamo che riprendessero la bandiera del Bhutan, e in effetti la scelta appariva scontata.
Il nuovo parto è davvero inquietante: non più lo sfondo caro a Silvio, tipico delle ragazze Cin-Cin o del Drive-In televisivo di una volta, ma un bel nero dominante che non manca di incutere un certo timore - chissa perché…? Il baffo tricolore - con sommo gaudio - rimane, e così l’imperiosa scelta del font… ecco, sul naming avrei qualche suggerimento. Perché non GIOVANE ITALIA? Al giorno d’oggi, come dice il nostro premier, non si è forse giovani in eterno? Come dite? Vi ricorda qualcosa? È perchè siete dei malfidati sinistrorsi, cribbio!
Per la cronaca: secondo il sondaggio del Corriere della Sera, alle 10.30 di oggi l’85,42% di poco più di 10.500 votanti ha espresso sul logo in questione giudizi decisamente negativi. Vi invito a riunirvi con noi in preghiera per il 14,58% a cui non è dispiaciuto…
È uscito FUTURO di maggio, la rivista che raccoglie “Le idee e le proposte del Gruppo Giovani Imprenditori bolognesi”.
In questo numero, Mediamorphosis ha curato due articoli.
L’etica in pubblicità spiega brevemente le “regole di comportamento” della comunicazione commerciale. Partendo dai principi del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, si è illustrato attraverso degli esempi cosa sia lecito in pubblicità e cosa no.
Contemporary Party 2009 e ArteFare è il resoconto della festa e della mostra che i Giovani Imprenditori hanno organizzato in occasione della White Art Night, la notte bianca dell’arte che si è tenuta in occasione di ArteFiera 2009. L’articolo è corredato dalle foto della mostra ArteFare.
In questo inizio di 2009 gli italiani hanno preso delle belle legnate dai brasiliani. Prima il governo Lula ha negato l’estradizione di Cesare Battisti, generando una significativa tensione tra i due Paesi. Poi, a Wembley, la seconda batosta: Brasile-Italia 2-0 sul campo di calcio, con i verdeoro che ridicolizzano i Campioni del Mondo.
A peggiorare la delicata situazione diplomatica ci pensa il mondo della pubblicità, nella fattispecie l’ultima campagna dell’azienda italiana di moda Relish. Negli scatti realizzati dall’agenzia F&P Friends, ambientati in Brasile, alcuni poliziotti locali trattano un paio di ragazze con maniere poco eleganti.
A molti la campagna non è andata giù. Ai brasiliani, che non ci fanno una bella figura. Tanto che il segretario al Turismo di Rio de Janeiro ha richiesto all’ambasciata italiana a Brasilia la rimozione dei cartelloni pubblicitari.
Agli italiani, che in questo periodo di emergenza-stupri non si esaltano di certo se vengono mostrati nelle strade esempi di violenza sulle donne. Il risultato è che i manifesti Relish sono stati fatti togliere dai sindaci di diverse città, tra cui Napoli, Padova, Palermo e Roma.
Alessandro Esposito, amministratore delegato di Relish, ha dichiarato che la campagna è solo una rivisitazione “ironica” del film Thelma e Louise. In un comunicato stampa rilasciato da Relish si legge: “Il nostro tentativo era esattamente quello di sdrammatizzare le situazioni critiche rappresentate nel film e guardarle da un punto di vista ironico. Non c’è alcun desiderio di rappresentare la donna come oggetto né tanto meno di incentivare la violenza contro di lei.” E poi: “Appare abbastanza evidente che le immagini hanno un notevole contenuto di ironia. L’espressione della donna non è allarmata o terrorizzata, anzi è addirittura leggermente beffarda e maliziosa, per cui appare evidente che tutta la situazione è un’iperbole, ben lontana dall’essere vera”.
Il commento è uno solo: mah. Ognuno giudichi se c’è davvero dell’ironia nella situazione rappresentata e della malizia nell’atteggiamento delle modelle. Questo è un giudizio del tutto soggettivo.
Di oggettivo c’è però il Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, praticamente il codice deontologico al quale si dovrebbe attenere tutta la filiera del mondo della pubblicità. Di oggettivo c’è l’articolo 9 di questo codice che recita testualmente: “La pubblicità non deve contenere affermazioni o rappresentazioni di violenza fisica o morale…”.
In virtù di questo codice (accolto come “usi e consuetudini commerciali” da varie Camere di Commercio e pertanto considerato a tutti gli effetti fonte di diritto) la pubblicità in questione è senza dubbio da ritirare, in quanto lo viola apertamente. A stupire è il fatto che siano dovute intervenire le amministrazione comunali, quando c’è un organo preposto a farlo, ovvero il Giurì della pubblicità, organo giudicante dello IAP, Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria.
Certo, la rimozione dei manifesti non sarà un gran danno per Relish, che come spesso accade ha già ottenuto il suo ritorno di immagine più dalle polemiche derivate che dalla campagna stessa. Anche la violenza è virale. Come al solito, tutto calcolato.