inicio mail me! sindicaci;ón

Archive for February, 2009

UNO SQUALO NELLA MIA MINESTRA!


“A shark in my soup” del designer greco Apostolos Porsanidis. In vendita sull’italianissimo Industreal

Share/Save/Bookmark

ZOE GHERTNER


Foto di Zoe Ghertner

Share/Save/Bookmark

KUDÁSZ GÁBOR ARION

Fotografie di KUDÁSZ GÁBOR ARION dalla serie Union:

The disassociation of Nature and inhabited land is outdated and immoral. Inhabited land is nothing different from Nature since the boundaries dissolved. Investment and development spread to the outer peripheries, consuming immense amount of space. While it is wasted in great ammounts, space should be the final resource for urban society.
I look for patterns and similarities connecting garbage dumps and everyday environment. The aesthetics of waste appear in the design of housing projects or even a cemetery. It is impossible to avoid. The re-cultivated landfill is the closest we can get to Nature. This is the cause why I want to see different forms of waste as untouched nature, and everything else as waste.
Touched by the illogical ways of consumer society, I came to realize, that production of waste is not the end or goal, but the starting point in understading global society. Waste has somehow become a clear well-spring, or a reference point. Sustainable development is fiction, something is either sustainable or developing. Exodus back into Nature is no longer possible, there is no such thing left.

Frustration that everything is connected drives me to produce a continuity of slightly overlapping images.

More to come soon….

Share/Save/Bookmark

SCINTILLATION di Xavier Chassing


SCINTILLATION from Xavier Chassaing on Vimeo.

Questo video è eccezionale. Esteticamente è coinvolgente, emozionale, appassionante. Tecnicamente è senza dubbio uno dei migliori stopmotion che abbia mai visto. Proprio così, stopmotion. Nessun movimento filmato, ma solo scatti fotografici. 35mila in meno di 3 minuti. Regia di Xavier Chassing, live projection mapping di Mathieu Calet e la colonna sonora è di Fedaden.

Share/Save/Bookmark

ITALIA - BRASILE, INCROCI PERICOLOSI

In questo inizio di 2009 gli italiani hanno preso delle belle legnate dai brasiliani. Prima il governo Lula ha negato l’estradizione di Cesare Battisti, generando una significativa tensione tra i due Paesi. Poi, a Wembley, la seconda batosta: Brasile-Italia 2-0 sul campo di calcio, con i verdeoro che ridicolizzano i Campioni del Mondo.

A peggiorare la delicata situazione diplomatica ci pensa il mondo della pubblicità, nella fattispecie l’ultima campagna dell’azienda italiana di moda Relish. Negli scatti realizzati dall’agenzia F&P Friends, ambientati in Brasile, alcuni poliziotti locali trattano un paio di ragazze con maniere poco eleganti.

A molti la campagna non è andata giù. Ai brasiliani, che non ci fanno una bella figura. Tanto che il segretario al Turismo di Rio de Janeiro ha richiesto all’ambasciata italiana a Brasilia la rimozione dei cartelloni pubblicitari.
Agli italiani, che in questo periodo di emergenza-stupri non si esaltano di certo se vengono mostrati nelle strade esempi di violenza sulle donne. Il risultato è che i manifesti Relish sono stati fatti togliere dai sindaci di diverse città, tra cui Napoli, Padova, Palermo e Roma.

Alessandro Esposito, amministratore delegato di Relish, ha dichiarato che la campagna è solo una rivisitazione “ironica” del film Thelma e Louise. In un comunicato stampa rilasciato da Relish si legge: “Il nostro tentativo era esattamente quello di sdrammatizzare le situazioni critiche rappresentate nel film e guardarle da un punto di vista ironico. Non c’è alcun desiderio di rappresentare la donna come oggetto né tanto meno di incentivare la violenza contro di lei.” E poi: “Appare abbastanza evidente che le immagini hanno un notevole contenuto di ironia. L’espressione della donna non è allarmata o terrorizzata, anzi è addirittura leggermente beffarda e maliziosa, per cui appare evidente che tutta la situazione è un’iperbole, ben lontana dall’essere vera”.

Il commento è uno solo: mah. Ognuno giudichi se c’è davvero dell’ironia nella situazione rappresentata e della malizia nell’atteggiamento delle modelle. Questo è un giudizio del tutto soggettivo.

Di oggettivo c’è però il Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, praticamente il codice deontologico al quale si dovrebbe attenere tutta la filiera del mondo della pubblicità. Di oggettivo c’è l’articolo 9 di questo codice che recita testualmente: “La pubblicità non deve contenere affermazioni o rappresentazioni di violenza fisica o morale…”.

In virtù di questo codice (accolto come “usi e consuetudini commerciali” da varie Camere di Commercio e pertanto considerato a tutti gli effetti fonte di diritto) la pubblicità in questione è senza dubbio da ritirare, in quanto lo viola apertamente. A stupire è il fatto che siano dovute intervenire le amministrazione comunali, quando c’è un organo preposto a farlo, ovvero il Giurì della pubblicità, organo giudicante dello IAP, Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria.

Certo, la rimozione dei manifesti non sarà un gran danno per Relish, che come spesso accade ha già ottenuto il suo ritorno di immagine più dalle polemiche derivate che dalla campagna stessa. Anche la violenza è virale. Come al solito, tutto calcolato.

Share/Save/Bookmark

DESIGNER DEL GIORNO #21: Denise Van Leeuwen

Designer del giorno! Denise Van Leeuwen

Share/Save/Bookmark

DESIGNER DEL GIORNO #20: Aégis

il designer del giorno è MARIO SÁNCHEZ NEVADO, aka Aegis

Qui un’interessantissimissimissima intervista ad Aegis confenzionata dai ragazzi di Brain Twisting

Share/Save/Bookmark

TAN THE MAN!

Contest decisamente insolito quello organizzato da James Titterton, che chiede ai designer all over the world di personalizzare la sua pelle “tatuandola” a raggi solari… abbronzandola insomma. La pelle quindi come mezzo foto sensibile, un rullino fotografico organico, in movimento, in 3 dimensioni, parlante e umano. James dichiara di aver sentito pareri medici, e assicura che l’operazione è assolutamente priva di rischi, l’unico limite imposto nella creazione del progetto sarà il suo buon senso (di James), e ovviamente l’attuabilità. Affrettatevi, la deadline è l’1 Marzo.

il sito QUI e il brief completo QUI

Share/Save/Bookmark

HER MORNING ELEGANCE, Oren Lavie

Oren Lavie, 36 anni “curly brown hair, whisperish voice, green eyes and suspiciously cold feet” è un produttore di origine israeliana, che vive e lavora tra Berlino, New York e Tel-Aviv. Her Moring Elegance è il primo singolo estratto da The Opposite of the Sea, il suo album di debutto, prodotto dalla sua etichetta “A quarter past wonderful”, di cui potete ascoltare qualche track sul myspace di Oren.

Questo meraviglioso video è invece opera di Yuval & Merav Nathan, marito e moglie, con “with two small kids and one big computer”, che agiscono sotto il nome di OneWingFly.

Se avete apprezzato il tema del sogno trattato in stopmotion, vi consiglio “L’Arte del Sogno”, un film di Michel Gondry dove il protagonista, intepretato da Gael Garcia Bernal, fatica a distinguere il sogno dalla realtà perdendosi in un mondo creato dalla sua mente e composto di cartoncini e fogli colorati… eh no, non vi dico di più o vi svelo la storia… comunque c’è una vicina di casa con un’amica carina, una macchina del tempo che permette salti di 2 secondi, uno studio grafico specializzato in calendari aziendali…

Share/Save/Bookmark

ARTISTA DELLA SETTIMANA #3: PAUL CHAN


Paul Chan è nato ad Hong Kong nel 1973; vive e lavora a New York.

Ogni sua opera pare ispirata da un incombente senso di minaccia, quasi a ricordare sempre che forse mai come ora, per l’intera umanità, “la fine è vicina”: solo un ritorno all’espressione più diretta, sincera e pura dei nostri sentimenti più intimi può salvarci da un contingente che - nella prospettiva di Chan - finisce per violentare letteralmente le coscienze di ogni cittadino del mondo.
Siamo sulla soglia di una dissoluzione fisica dell’umanità per come la conosciamo: i nostri corpi sono svuotati di energia, e la società è sottoposta a uno sconvolgimento cosmico che comporta trasformazioni totali, di forza e ferocia inaudita.
Una prospettiva catastrofica che l’artista propone con video digitali che offrono una visione oscura e terrificante dell’oggi.
In Happiness (Finally, after 35,000 years) (2003), recentemente riproposta per la sua personale alla Fondazione Sandretto re Rebaudengo, nell’ambito della Triennale di Torino, l’artista di origine asiatica rielabora il soggetto di un delirante racconto epico di Henry Darger, artista morto un anno prima che nascesse Chan stesso.
La videoanimazione, proiettata su uno schermo panoramico, ricalca con un’estetica da videogame “The Story of the Vivian Girls” - sette piccole principesse a capo della lotta armata dei bambini contro i crudeli “glandeliniani”.
Un racconto animato di 18′, dove i demoni del nostro tempo - uomini in divisa e managers in giacca e cravatta, religiosi e mad doctors - distruggono ogni cosa che incontrano, radendo al suolo le abitazioni delle Vivian Girls, bruciando e stuprando - uccidendo ogni idea e la capacità di esprimerla - fino a quando un vento inizialmente tetro, ma in realtà salvifico e riparatore, potrà dar luogo ad una nuova forma di vita…

Share/Save/Bookmark

Next entries »