JUMPER-S: THE UNBREAKABLE
Segnaliamo questo video virale ambientato a Bologna, con protagonista un simpatico cog***ne che molesta i passanti. Il prodotto della campagna virale sono gli occhiali Jumper-s.
Segnaliamo questo video virale ambientato a Bologna, con protagonista un simpatico cog***ne che molesta i passanti. Il prodotto della campagna virale sono gli occhiali Jumper-s.
Sempre a proposito di birra, come non mostrare l’evento virale che l’Heineken promosse lo scorso autunno? Una demoniaca candid camera organizzata ai danni di incalliti tifosi milanisti, costretti a perdersi il big match di Champions League tra Real Madrid e Milan.
1000 tifosi coinvolti, intrappolati da fidanzate, datori di lavoro o insegnanti a un concerto di musica classica proprio la sera della partita. Tra le vittime anche un giornalista della Gazzetta dello Sport. Ma come spesso capita nei film più riusciti, un emozionante lieto fine non può certo mancare. Sulle note evocatrici d’impresa della sigla della Champions League.
Il tutto è stato dovutamento filmato e diffuso, in una delle azioni di viral più riuscite degli ultimi tempi. Artefice dell’operazione, l’agenzia milanese della JWT.
Chi ha detto che il teletrasporto di startrekiana memoria non esiste? Il teletrasporto esiste eccome, basta accordarsi sul significato da assegnare a questo termine.
Oggi, grazie all’argentina Andes Beer e all’agenzia Del Campo Nazca Saatchi & Saatchi, ciò che ritenevamo fantascienza diventa finalmente scienza, togliendo la fanta e aggiungendo la birra.
Ma che resti un segreto. Detto fra noi, meglio non diffondere troppo questo video. La vostra ragazza potrebbe venirne a conoscenza e invalidare i risultati di laboratorio relativi al teletrasporto!
La campagna Be Stupid della Diesel, una delle più importanti novità sul mondo della comunicazione del 2010, continua con una serie di azioni di guerrilla marketing che tocca diverse città del mondo.
Sopra, la guerrilla della stupidità tocca Sanremo nei giorni del tanto celebrato e stupido Festival della canzone italiana. Quale miglior location per lanciare la Be Stupid philosophy?
Nel video sotto, invece, nell’algida Ginevra i passanti sono invitati a sfidare i rigori dell’inverno e il monolitico ghiaccio che racchiude il preziosissimo denim. Chi riuscirà a liberarlo potrà fare suo il jeans.
Altre sorprendenti missioni di guerrilla, tutte differenti tra loro, sono state compiute a Zurigo, Milano, Roma, Berlino, Parigi e molte altre località.
Very very funny!
In pieno clima Olimpico, girano in rete anche i viral dedicati all’evento di Vancouver.
Questi che vedete in questo post sono stati realizzati dall’agenzia canadese Cheil Worldwide per la Samsung.
Very funny!
Altro che G-7 o G-8. Propongo D-7 (Dwarves-7, ossia sette nani…). E d’altra parte l’iniziativa di C-Gap, coalizione italiana anti-povertà, è invece di elevato profilo comunicativo. Mercoledì scorso, in mattinata, l’allegra combriccola di nanetti ha dato sfoggio di sè - e della loro… statura politica, verrebbe da dire - nello scenario romano di Piazza del Popolo. E allora vai con Barack Obama-Dotto, sotto con la Merkel-Pisolo e via così, fino al dolcissimo Silvio Berlusconi-Cucciolo… come dite? Quest’ultimo vi sembra in scala 1:1. Mah, a me pare più alto qui…
L’azione dimostrativa mirava ovviamente a mettere in luce la «bassa» statura politica dei 7 Paesi più industrializzati del mondo rispetto agli impegni assunti dagli stessi per quanto riguarda lo sviluppo e la cooperazione nel Sud del pianeta stesso. E come sfondo, niente di meglio che un bello «O,7%» in polistirolo: la percentuale del PIL che entro il 2015 i leader del G-7 si sono… virtualmente impegnati a destinare allo sviluppo… «una percentuale evidentemente troppo elevata» ha spiegato Elisa Bacciotti della C-Gap e verso la quale i 7 figuranti-leader, con tanto di maschera in volto, cappello verde, casacca e bandierina, sembrano protesi - senza peraltro mai - colpevolmente - raggiungerla…
L’obiettivo principale dell’azione dimostrativa era quindi quello di sensibilizzare il Parlamento italiano a rispettare gli impegni presi senza ulteriori tagli alla cooperazione. Mmm… chissa se il buon Tvemonti ne avrà tenuto conto nel redigere la sua immaginifica finanziaria… ma un momento: perché Berlusconi è Cucciolo? Semplice. L’Italia è l’ultimo paese della compagnia per volume di aiuti.
Andiam, andiam, andiamo a lavorar…
Proponiamo anche noi uno dei video viral più cliccati degli ultimi tempi. Si tratta di un’iniziativa della Volkswagen che mira a “sensibilizzare” il pubblico sull’importanza del divertimento nelle nostre abitudini quotidiane.
Scegliere le comode scale mobili o la faticosa scala tradizionale?
I comportamenti si capovolgono quando nella nostra quotidianità c’è qualcosa che ci sorprende, stimolando la nostra curiosità.
Guardate sotto come invece la raccolta differziata può essere divertente se il tutto prende la forma di videogioco.
Questi e altri video si possono vedere sul sito TheFunTheory.com.
Era riuscito a strappare più di una lacrima il video della ragazza madre in cerca del padre di suo figlio. Una “one night stand” fatale per la giovane danese, che piantata in asso da un uomo uccel di bosco aveva deciso di utilizzare YouTube per richiamare all’ovile la pecorella smarrita.
Ma era tutto falso. O meglio, era un vero virale: l’ennesimo video che voleva attirare l’attenzione, far discutere di sé, per poi promuovere un particolare prodotto. Cosa strana è che il prodotto promosso in questo caso è il turismo danese. Già, perché il video di cui sopra è stato approvato e finanziato da Visit Denmark, l’Ente Danese per il Turismo.
Un solo commento: mah. Viene solo da pensare che si tratti di un invito a visitare la Danimarca per provarci con le belle, alte, bionde, indipendenti e, da ciò che se ne deduce, poco accorte a livello di anticoncenzionali, ragazze scandinave? Al popolo danese tutto ciò non è piaciuto molto e c’è chi ha protestato sostenendo che questo tipo di comunicazione sia un invito al turismo sessuale.
Gli unici contenti dell’operazione sono i creatori della campagna virale, l’agenzia multinazionale Grey. «La campagna ha avuto un successo enorme ed è costata solo quanto uno spot da 30 secondi per la televisione», ha detto il responsabile, Peter Helstrup. Certo, Visit Denmark ha voluto abbattere i costi. Ma ora si ritroverà abbattuta dai costi sociali causati da una campagna controproducente e antipopolare.
In questo inizio di 2009 gli italiani hanno preso delle belle legnate dai brasiliani. Prima il governo Lula ha negato l’estradizione di Cesare Battisti, generando una significativa tensione tra i due Paesi. Poi, a Wembley, la seconda batosta: Brasile-Italia 2-0 sul campo di calcio, con i verdeoro che ridicolizzano i Campioni del Mondo.
A peggiorare la delicata situazione diplomatica ci pensa il mondo della pubblicità, nella fattispecie l’ultima campagna dell’azienda italiana di moda Relish. Negli scatti realizzati dall’agenzia F&P Friends, ambientati in Brasile, alcuni poliziotti locali trattano un paio di ragazze con maniere poco eleganti.
A molti la campagna non è andata giù. Ai brasiliani, che non ci fanno una bella figura. Tanto che il segretario al Turismo di Rio de Janeiro ha richiesto all’ambasciata italiana a Brasilia la rimozione dei cartelloni pubblicitari.
Agli italiani, che in questo periodo di emergenza-stupri non si esaltano di certo se vengono mostrati nelle strade esempi di violenza sulle donne. Il risultato è che i manifesti Relish sono stati fatti togliere dai sindaci di diverse città, tra cui Napoli, Padova, Palermo e Roma.
Alessandro Esposito, amministratore delegato di Relish, ha dichiarato che la campagna è solo una rivisitazione “ironica” del film Thelma e Louise. In un comunicato stampa rilasciato da Relish si legge: “Il nostro tentativo era esattamente quello di sdrammatizzare le situazioni critiche rappresentate nel film e guardarle da un punto di vista ironico. Non c’è alcun desiderio di rappresentare la donna come oggetto né tanto meno di incentivare la violenza contro di lei.” E poi: “Appare abbastanza evidente che le immagini hanno un notevole contenuto di ironia. L’espressione della donna non è allarmata o terrorizzata, anzi è addirittura leggermente beffarda e maliziosa, per cui appare evidente che tutta la situazione è un’iperbole, ben lontana dall’essere vera”.
Il commento è uno solo: mah. Ognuno giudichi se c’è davvero dell’ironia nella situazione rappresentata e della malizia nell’atteggiamento delle modelle. Questo è un giudizio del tutto soggettivo.
Di oggettivo c’è però il Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, praticamente il codice deontologico al quale si dovrebbe attenere tutta la filiera del mondo della pubblicità. Di oggettivo c’è l’articolo 9 di questo codice che recita testualmente: “La pubblicità non deve contenere affermazioni o rappresentazioni di violenza fisica o morale…”.
In virtù di questo codice (accolto come “usi e consuetudini commerciali” da varie Camere di Commercio e pertanto considerato a tutti gli effetti fonte di diritto) la pubblicità in questione è senza dubbio da ritirare, in quanto lo viola apertamente. A stupire è il fatto che siano dovute intervenire le amministrazione comunali, quando c’è un organo preposto a farlo, ovvero il Giurì della pubblicità, organo giudicante dello IAP, Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria.
Certo, la rimozione dei manifesti non sarà un gran danno per Relish, che come spesso accade ha già ottenuto il suo ritorno di immagine più dalle polemiche derivate che dalla campagna stessa. Anche la violenza è virale. Come al solito, tutto calcolato.
Il 19 gennaio andava in onda in esclusiva su La7 il film di Oliver Stone W., il controverso biopic che non ha trovato distribuzione cinematografica in Italia, se non in pochissime sale. Il giorno dopo abbiamo assistito al cambio della guardia alla Casa Bianca, che non è quella beata del Mulino Bianco.
Ma il mondo dell’advertising (scritto in inglese non per esterofilia, ma perché si tratta di una campagna inglese, per l’appunto) non s’è fatto scappare la ghiotta occasione di far combaciare l’evento storico-politico con uno commercial-pubblicitario.
Sui quotidiani del Regno Unito usciva infatti proprio il 20 gennaio questa pagina commissionata dalla Philips per promuovere un nuovo caricabatterie elettrico. L’agenzia londinese DDB ha così utilizzato l’immagine di W. sfruttando la portata storica dell’avvenimento.
«L’attenzione sulla perdita di potere di Bush a favore di Obama era sotto gli occhi di tutti. L’evento ha avuto un grosso impatto sulla gente» ha dichiarato al Guardian Neil Dawson, direttore creativo della DDB. «Si trattava di un’opportunità “tattica” impossibile da non cogliere».
Ma la vera questione è la seguente: è legale in Inghilterra utilizzare testimonial pubblicitari senza il loro consenso? (poiché non crediamo che W. abbia dato il permesso alla Philips di usare la sua faccia). Presumibilmente no, e la Philips lo sa, pronta a pagarne le eventuali conseguenze.
D’altra parte la strada dei “furti d’immagine” non è nuova. La strada è stata aperta da Ryanair quasi 2 anni fa quando ulitizzò Valentino Rossi come involontario testimonial dei voli low cost (”Torni a casa e paghi solo le tasse”). Ma non è stato l’unico vip a essere “ingaggiato” dal nostro vettore aereo preferito. Il cast della Ryanair è davvero di prim’ordine: il premier spagnolo Josè Zapatero, quello polacco Jaroslaw Kaczynsk, l’ex primo ministro svedese Göran Persson, e pochi giorni fa la coppia Sarkozy-Carla Bruni. In tutte le occasioni le pubblicità in questione hanno generato piccate proteste da parte dei diretti interessati e alla fine sono state ritirate, ma quando ormai il messaggio e le conseguenti polemiche che lo hanno amplificato si erano già diffusi a livello nazionale.