Archive for Artista della settimana
May 11, 2010 at 10:43 am · Filed under Artista della settimana, ISPIRAZIONI, Musica

E’ uscito da circa un mese, e probabilmente è già la cosa più bella che ascolterete nel 2010. “Queen of Denmark” è il primo lavoro solista di John Grant, ex-leader dei tristemente disciolti Czars. Lo aspettavo, lo aspettavamo tutti - o almeno tutti coloro che si erano lasciati incantare dalle melodie cristalline e suadenti, dall’andamento narcolettico di buona parte delle canzoni di quella che in realtà era una one-man band… Ho conosciuto gli Czars con “The Ugly People Vs. The Beautiful People”, mi ci sono abbandonato definitivamente con “Goodbye”, ho risposto al loro saluto - fortunatamente era solo un arrivederci - di “Sorry I Made You Cry” (dai, ammettettelo: non è forse un grande chi pubblica un album di sole cover che vanno dagli Abba a Robert Wyatt?)…almeno un paio di canzoni tra “Drug”, “Killjoy”, “Hymn” e “Paint The Moon” fanno parte a pieno titolo della mia personalssima Top 100 di ogni tempo…

Poi John si è fermato. Tutto sembrava più difficile. Già è duro essere un gay cowboy e crescere nella Denver di fine anni ‘70 - e meno male che a farti compagnia c’erano la West Coast, i Supertramp, un’immaginazione fervida, superiore - e la voglia di essere come sei. Ma può non bastare - e non è bastato, infatti. Da una relazione finita davvero male ad un periodo di automedicazione dei più classici (leggi: giornalieri cocktail di psicofarmaci e…beh, e altre robette, no?), John si trovò perso: un lavoro come cameriere ai tavoli nel Midwest pareva l’unica opportunità possibile. Certo, continuava a suonare episodicamente - piccoli show acustici, niente di più: ma la vita riserva splendide sorprese, a volte…ed ecco i Midlake, gruppo ormai di culto tra tutti gli amanti della buona musica - tre lavori uno più bello dell’altro, immaginatevi un alt-country virato Radiohead con echi della Fairport Convention…e come gli Czars, anche loro incidono per la sempresialodata Bella Union - “siamo tuoi fans John, ti va di aprire i nostri show?”

Benedetti ragazzi. “Queen of Denmark” è nato così. Con i Midlake come backing band, e con tutta la magia della voce inconfondibile di John - solo più libera. Non è un disco sempre allegro, ovvio: l’uomo ne ha passata qualcuna, come dire. E’ la voglia di vivere (ri-vivere) che colpisce e affascina…

“TC & Honeybear” e “I Wanna Go To Marz”, all’apertura del disco, lasciano di stucco. Credetemi, non ci sono parole. Un mese fa ho postato un R.I.P. che davvero non avrei mai voluto scrivere in memoria di Mark Linkous, l’Uomo Chiamato Cavallo - ora sono davvero felice di poter paragonare “Queen of Denmark” a “Good Morning Spider” o ad altri lavori di Mark - e che John sia tra noi, ovvio…e poi scusatemi, ma che ironia può avere un conturbante cowboy barbuto - OK, con un minimo di ombretto, ma pur sempre barbuto, anche se Sara trova che sia un gran figo con la coroncina in copertina… - nel cantare “I feel just like Sigourney Weaver / when she had to kill those aliens (…) I feel just like Wynona Rider / in that movie about vampires…” - ma è tutto il disco che sa di zucchero filato e soda fountains, di brutte notti e mattini in cui ci sei ancora, ed è già una buona notizia - e poi, come detto prima, voglia di vivere e di crederci di nuovo… bentornato John!

October 12, 2009 at 4:56 pm · Filed under Artista della settimana, Bologna

L’arte è un percorso “che non ha direzione… la consapevolezza risiede nel sapere dove non andrà, ma non dove finirà, perché è in-finita”. Per Gilberto Zorio (Andorno Micca, Biella 1944) fare arte è un atto onirico, sciamanico, antropologico, sociale nel senso più profondo del termine – ed è, ancora di più, essere in continuo movimento. Un’arte visionaria, evocativa, alchemica.
Dal 15 ottobre 2009 al 7 febbraio 2010, il MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna - ospita ancora una volta uno dei nomi più rilevanti dell’arte contemporanea italiana: Gilberto Zorio. Dopo Anselmo, Ontani e Penone, l’artista piemontese sarà protagonista di una tra le più complete mostre finora dedicategli, che ne segue il percorso artistico dagli esordi a oggi.

Dagli esordi con l’Arte Povera (a Torino, nel 1967), stelle di acciaio, canoe volanti, alambicchi di vetro e di piombo e macchine fantastiche (ma anche mantici, pelli animali, raggi laser…) costituiscono gli elementi di spettacolari installazioni. Un impatto fisico forte, quasi un respiro cosmico di flussi primordiali in costante trasformazione e contaminazione – un mondo magico che davvero portano l’artista piemontese ad esporre ovunque – dalla Biennale di Venezia a Documenta Kassel – fino a musei come lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il Centre Pompidou di Parigi e il Dia Center for Arts di New York.

L’allestimento bolognese, pensato in relazione agli spazi del museo in collaborazione tra l’artista e il curatore (Gianfranco Maraniello), include un’importante, esaustiva selezione di lavori rappresentativi dei diversi temi che caratterizzano l’opera di Zorio, attraverso un arco temporale che spazia dal 1966 al 2009.
Il perno centrale del percorso espositivo è Torre Stella Bologna, l’imponente intervento architettonico a torre con pianta a cinque punte realizzato dall’artista appositamente per la mostra al MAMbo.

March 23, 2009 at 4:28 pm · Filed under Artista della settimana, ISPIRAZIONI

Jenny Holzer (1950) è unanimemente considerata una delle principali esponenti delle più recenti tendenze dell’arte concettuale e pubblica contemporanea.
Il suo campo di intervento è costituito dal posizionamento di testi di lunghezza variabile nello spazio urbano attraverso l’utilizzo di vari supporti (cartaceo, LED luminosi, pietre incise, video). Complessivamente si tratta di un’operazione di defamiliarizzazione del paesaggio mediatico più consueto che mima e ribalta i dispositivi pubblicitari.

I testi, tipograficamente privi di ogni accento calligrafico, sono costituiti in prevalenza da brevi enunciati relativi alla quotidianeità, al potere, alla giustizia ai rapporti umani e, con maggiore insistenza negli anni più recenti, alla morte e alla guerra. Il punto di vista, soprattutto nei primi lavori, è spesso contraddittorio o ambiguo, mentre nelle ultime ricerche si registra spesso una maggiore componente drammatica, con sempre più frequenti e “concentrate” intrusioni nel politico e nel sociale. Il successo conclamato - anche se da tempo era ormai artista già nota - arriva con il Leone d’oro alla Biennale di Venezia del 1990.

Nel 1995 fu una tra i primi artisti a sviluppare un progetto per il web, rendendo modificabili dal fruitore alcuni dei suoi più noti Truism.
L’approdo più recente della sua ricerca artistica è costituito dalle proiezioni allo xeno, che videro la luce a Firenze, nel 1996. site specific projects di grande impatto e pulizia ad un tempo: in queste opere le frasi luminose formano lunghi testi che scorrono sulle superfici urbane, assumendo inediti connotati di grande suggestione visiva.

L’ultima installazione di Jenny Holzer è visibile sulla facciata di Santa Maria della Scala, a Siena, fino al 24 maggio.
March 4, 2009 at 6:33 pm · Filed under Artista della settimana, Design, ISPIRAZIONI

“E’ come se mi voltassi sempre indietro.” (Flavio Favelli)
Flavio Favelli (Firenze, 1967) è un artista, designer e scultore che costruisce o ricostruisce luoghi - pubblici o privati che siano: egli restituisce alle persone luoghi che prima di essere nella realtà sono incubati nelle pieghe della memoria.
Partendo da qui, da questo mondo virtuale del rimosso, a poca distanza dall’oblio, egli ritrova (come Proust) qualcosa del nostro passato: un universo familiare e condiviso che comunque ci appartiene ancora, nella doppia dimensione di memoria e di desiderio, tra il feticcio e il reperto.
Egli ha la forza di voltarsi indietro, non per un desiderio di nostalgia anacronistica nei confronti di una tradizione passata, ma in un tentativo intriso sia di drammaticità che di insostenibile tenerezza di trovare qualcosa - non necessariamente un rifugio o una risposta, ma forse soltanto un insieme di tracce da collegare - negli anni - tra loro, per dare vita ad un sentiero che conduca a “dove siamo”: più che una strada una traiettoria, un’idea di coordinate, una cifra da scrivere e da cui partire.

Il desiderio di Flavio è una continua tensione alla ricomposizione delll’infranto, cioè i pezzi frammentari della nostra storia, una storia che è fatta non solo di memorie e di affetti, ma anche di cose, di oggetti, di architetture e di design.
La ricerca continua ed il rigore stilistico che permeano le sue opere - insieme alla loro impressionante potenza evocativa, granitica e gentile a un tempo - sono difficilmente descrivibili: andatevi a vedere i site specific projects o gli interventi dedicati a Bologna (sua città d’adozione), come quello presso il Pantheon della Certosa e il design project del bar del MAMBO: scoprirete un artista ormai proiettato ed affermato a livello internazionale, ma sempre affascinante, struggente, devastante - davvero unico.

February 9, 2009 at 2:14 pm · Filed under Artista della settimana, ISPIRAZIONI

Paul Chan è nato ad Hong Kong nel 1973; vive e lavora a New York.
Ogni sua opera pare ispirata da un incombente senso di minaccia, quasi a ricordare sempre che forse mai come ora, per l’intera umanità, “la fine è vicina”: solo un ritorno all’espressione più diretta, sincera e pura dei nostri sentimenti più intimi può salvarci da un contingente che - nella prospettiva di Chan - finisce per violentare letteralmente le coscienze di ogni cittadino del mondo.
Siamo sulla soglia di una dissoluzione fisica dell’umanità per come la conosciamo: i nostri corpi sono svuotati di energia, e la società è sottoposta a uno sconvolgimento cosmico che comporta trasformazioni totali, di forza e ferocia inaudita.
Una prospettiva catastrofica che l’artista propone con video digitali che offrono una visione oscura e terrificante dell’oggi.
In Happiness (Finally, after 35,000 years) (2003), recentemente riproposta per la sua personale alla Fondazione Sandretto re Rebaudengo, nell’ambito della Triennale di Torino, l’artista di origine asiatica rielabora il soggetto di un delirante racconto epico di Henry Darger, artista morto un anno prima che nascesse Chan stesso.
La videoanimazione, proiettata su uno schermo panoramico, ricalca con un’estetica da videogame “The Story of the Vivian Girls” - sette piccole principesse a capo della lotta armata dei bambini contro i crudeli “glandeliniani”.
Un racconto animato di 18′, dove i demoni del nostro tempo - uomini in divisa e managers in giacca e cravatta, religiosi e mad doctors - distruggono ogni cosa che incontrano, radendo al suolo le abitazioni delle Vivian Girls, bruciando e stuprando - uccidendo ogni idea e la capacità di esprimerla - fino a quando un vento inizialmente tetro, ma in realtà salvifico e riparatore, potrà dar luogo ad una nuova forma di vita…

February 2, 2009 at 3:01 pm · Filed under Artista della settimana, ISPIRAZIONI

Olafur Eliasson è nato nel 1967 a Copenhagen, dove ha frequentato la prestigiosa Royal Danish Academy of Fine Arts. Attualmente vive e lavora tra la capitale danese e Berlino. I suoi lavori sono esposti in alcuni tra i più importanti musei d’arte contemporanea del mondo.
Recentemente lo si è potuto ammirare anche in Italia, al Castello di Rivoli (TO).
L’opera di Eliasson ha il suo centro nello studio della percezione sensoriale e nell’utilizzo dei fenomeni naturali. L’artista danese spesso ricontenstualizza elementi come la luce, l’acqua, il ghiaccio o la foschia attraverso la creazione di situazioni particolari, in grado di alterare, nello spettatore, la percezione non soltanto dello spazio, ma addirittura del sè. Natura e cultura si intersecano: lo spazio espositivo diventa ibrido, i suoi contorni sfocati e difficilmente individuabili, a rendere ancora più manifesto il legame dell’artista con il mondo intorno a lui.
La complessità del lavoro di Eliasson gli ha garantito una posizione assolutamente di primo piano nell’ambito contemporaneo: egli è davvero tra gli spiriti più innovativi e dotati di maggior coerenza, potere evocativo e forza “esploratrice” nel panorama artistico mondiale del nostro tempo.
Further Info: www.olafureliasson.net.
January 28, 2009 at 12:00 pm · Filed under Artista della settimana, ISPIRAZIONI, Musica

Guido Van Der Verwe è nato nel 1977 a Papendrecht (NL), vive e lavora ad Amsterdam.
Due sue struggenti opere (segnaliamo in particolare Nummer Zes. Steinway Grand Piano, wake me up to go to sleep and all the colors of the rainbow, 2006) sono attualmente in mostra al Castello di Rivoli, nell’ambito di T2 - Torino Triennale d’Arte Contemporanea , “50 lune di Saturno”, a cura di Daniel Birnbaum (fino al 06/02).
Pervasi da un’atmosfera onirica e surreale, in cui gioca un ruolo fondamentale la musica, suonata e a volte composta dallo stesso artista, i video di Guido van der Werve trascinano lo spettatore in un contesto fantastico e misterioso.
A colloquio con un quanto meno stupito businessman della Steinway & Sons, immerso in un paesaggio invernale lacustre, mentre suona il suo piano; o ancora, impegnato nel posizionare il magnifico strumento all’interno di una deliziosa mansardina olandese - e a farvi entrare un’intera chamber orchestra! - l’artista indaga non solo le strade e i palazzi di Amsterdam, gli interni, i cieli grigi e il verde acceso dell’erba, ma anche il proprio vissuto, penetrando nel profondo dei desideri, delle aspirazioni - in un’indagine che mira alla bellezza e alla serenità, diventando contemporaneamente ricerca di una verità il cui mistero può essere avvicinato, sì - ma mai svelato compiutamente.